BEGIN Japanology: (008) Dagashiya

Puntata un po’ fiacca, dedicata ad un argomento non proprio esaltante, anche se non del tutto privo di interesse: i dagashi-ya 駄菓子屋, ovvero i negozi di dagashi 駄菓子, che altro non sono che dolci e caramelle per bambini.

01 dagashiya

Qui si vede un negozietto di Tōkyō che sarà il teatro di quasi l’intera puntata. L’episodio è stato girato circa 10 anni fa, chissà se esiste ancora…

Questi negozietti vendono quasi esclusivamente i suddetti dagashi, per cui la clientela è costituita da bambini, ragazzi o i genitori di questi. Hanno vissuto il loro periodo d’oro negli anni ’50-’60, grazie al boom economico del dopoguerra, che portò anche ad un boom delle nascite.

L’indutrializzazione permise la produzione di una grande quantità e varietà di dolci diversi; inoltre, gli apparecchi televisivi non erano ancora pervasivi come ai giorni nostri e i bambini trascorrevano ancora molto tempo fuori casa. Tutto ciò creò le condizioni ideali per il fiorire dei dagashiya.

04 Kashiya yokocho

Qui si vede Kashiya yokochō 菓子屋横丁, nella città di Kawagoe, prefettura di Saitama. La strada è nota per essere contornata da dagashiya, il suo nome infatti significa “stradina dei negozi di dolci”.

I prezzi possono variare da 5 yen, corrispondenti a circa 5 centesimi di euro, fino a qualche centinaio di yen (quindi poco superiori a 1 euro). Esistono migliaia di varietà di dagashi, tutti impacchettati in confezioni colorate per attirare l’attenzione dei più piccoli.

05 etymology

La parola dagashi si compone dei seguenti caratteri: da 駄 indica qualcosa di poco valore, ciarpame; kashi 菓子 (spesso anche okashi), significa dolce o caramella. Quindi, ispirandoci all’espressione “junk food“, potremmo dire che dagashi significa “junk sweet“.

C’è persino un lato istruttivo in tutto questo. I bambini, infatti, sarebbero ovviamente portati a comprare tutti i dolci esposti in un negozio, ma devono fare i conti con i pochi spiccioli a disposizione. Essi imparano quindi a rispettare il principio per cui prendi solo quello che paghi, a fare semplici operazioni matematiche per sommare e detrarre somme di danaro e a fare delle scelte sulla base delle risorse a disposizione.

06 japanese monthly allowance

Tabella che mostra la paghetta mensile media dei bambini giapponesi delle elementari, dal 1975 al 2005. In 30 anni non è cambiata poi tanto…

I dagashiya possono essere fatti risalire a nientepopodimenoche il periodo Edo 江戸時代 (1600 – 1868). All’epoca il governo fece costruire dei cancelli lungo le vie principali della città di Edo (odierna Tōkyō), suddividendola in zone per poterne controllare meglio il flusso di persone. I guardiani incaricati di aprire, chiudere e sorvegliare questi cancelli vivevano in case ad essi adiacenti, ed erano quindi in una posizione privilegiata, in quanto transitavano tantissime persone per via di un “effetto imbuto”. Molti decisero di aprire dei negozietti in cui vendevano i prodotti più comuni che potevano servire a chi era di passaggio, tra cui piccole porzioni di cibo da asporto.

07 old Edo drawing

Antico disegno che mostra il progenitore dei dagashiya.

Il declino dei dagashiya va ricercato in vari fattori, tra cui la comparsa dei supermercati e dei conbini (convenient store), e il drastico calo delle nascite. Inoltre, la diffusione di televisori e videogiochi spinse i giovani a trascorrere sempre più tempo in casa.

08 birthrate

Il tasso di natalità in Giappone si è praticamente dimezzato in 50 anni.

In tempi recenti si è però assistito ad un tentativo di recuperare queste tradizioni, nel solco di un sentimento di nostalgia da parte della numerosa popolazione giapponese over-50. In questa sorta di inversione di tendenza, sono sorti nuovi dagashiya, alcuni dei quali ricordano, nella struttura e nei prodotti in vendita, proprio i vecchi dagashiya scomparsi.

09 new dagashiya

Non è un caso che i clienti abituali di questi dagashiya non siano i bambini ma chi era bambino la metà del secolo scorso. In questo negozio di Shimokitazawa 下北沢, ad esempio, vediamo un cliente di mezza età alla ricerca dei dolci che comprava da piccolo.

– Altre immagini –

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