Siti ufficiali dei santuari e la leggenda di Kibitsuhiko

Se sono riuscito ad appassionarmi alla lingua e alla cultura giapponesi, lo devo certamente anche ad Internet. Wikipedia da sola è sufficiente a soddisfare buona parte delle mie curiosità, ma la rete è disseminata di siti, ufficiali e non, su qualsiasi argomento mi possa saltare in mente di approfondire. Certo, poi ci sono i libri, che sono la fonte definitiva di conoscenze precise ed affidabili, e quelli te li devi comprare. Ma ci sono anche cose che sui libri è difficile trovare.

Hideyuki odachi

Un’antica spada giapponese. Le spade sono tenute in grande considerazione nella cultura giapponese, sia per la grande maestria raggiunta dai fabbri giapponesi nella loro forgiatura, sia perché considerate tra gli oggetti più idonei ad ospitare lo spirito di una divinità o di una persona.

Mi capita spesso, ad esempio, di saltare da una pagina all’altra senza una meta precisa, spinto unicamente dalla curiosità di saperne di più su qualcosa che mi ha colpito in maniera particolare (e, quando si tratta di Giappone, mi colpisce all’incirca tutto). Ed ecco così che da una news relativa ad un anime leggo il nome di un genere di spade, le nodachi 野太刀; decido di approfondire e vado sulla solita wikipedia, che cita tra le fonti un sito gestito da un appassionato di spade giapponesi; su questo sito ci sono le foto di molte spade, e di una leggo che è custodita in un santuario chiamato Kibitsu-jinja 吉備津神社, ragion per cui torno sulla wikipedia a cercare notizie sul santuario in questione.

Kibitsu-jinja

Il Kibitsu-jinja. Pare che sin dall’antichità sia uno dei più importanti santuari della zona dove ora sorge la prefettura di Okayama.

Le informazioni sono pochine, allora faccio un salto sul sito ufficiale del santuario, anche questo gentilmente indicato sulla wikipedia, e… beh, chi se lo sarebbe mai aspettato di trovare la leggenda legata alla divinità di nome Kibitsuhiko (scritto variamente キビツヒコ, キビツ o 吉備津彦) sotto forma di racconto per bambini con tanto di musichetta e vocina femminile narrante?

Sito ufficiale del santuario, home page

Il sito ufficiale del Kibitsu-jinja 吉備津神社. Sapevate che moltissimi templi e santuari giapponesi hanno il proprio sito ufficiale?

I siti ufficiali dei templi e dei santuari giapponesi possono essere molto particolari. Ad esempio, all’apertura del sito ufficiale del noto tempio Tō-ji 東寺 appartenente alla setta Shingon 真言 verrete accolti da una serie di immagini vagamente inquietanti con tanto di coro buddhista in sottofondo… La cosa è sicuramente dovuta al fatto che il tempio in questione è un tempio importante (templi minori non hanno siti ufficiali così ricercati), e al fatto che appartenga alla setta Shingon 真言, che si basa pesantemente sull’uso di preghiere, riti e formule magiche per ottenere il favore delle divinità (buddhiste) e degli antenati.

Mappa del Kibitsu-jinja

Una mappa del Kibitsu-jinja, opportunamente messa a disposizione sul sito ufficiale del santuario. Se andate sul sito ufficiale, passando sui punti rossi compare il nome della struttura indicata.

Una delle prime cose che faccio sui siti ufficiali dei templi e dei santuari è cercare la mappa della struttura, cosa che permette di farsi un’idea delle dimensioni e della presenza di padiglioni, giardini o attrazioni particolari. Può anche capitare che il disegno sia realizzato in maniera “buffa”, cioè con uno stile che ricordi i manga, per risultare più simpatico ed accogliente al visitatore. La stessa mappa è infatti quasi sempre esposta su dei cartelloni all’entrata del recinto dove sorge la struttura.

La leggenda di Kibitsuhiko e Ura

Una pagina tratta dal libro interattivo dedicato alla leggenda del mostro Ura e di Kibitsuhiko, l’eroe inviato dalla capitale per sconfiggerlo.

Come dicevo più sopra, il sito ufficiale del santuario Kibitsu-jinja mi ha colpito per la presenza di una sorta di libro “interattivo”, di 24 pagine, liberamente consultabile previo caricamento dell’apposita finestra in Flash. Il libro racconta la storia dietro la fondazione del santuario, e si presenta come un racconto per bambini, con tanto di disegni infantili tipici di questo genere di storie. Purtroppo è solo in lingua giapponese… ma è anche un po’ questo il bello, perché in un’altra lingua non avrebbe lo stesso fascino.

Cliccate sul riquadro indicato dalla freccia rossa.

Per poter leggere (e ascoltare) il racconto, andate sul sito del santuario Kibitsu e cliccate sul riquadro indicato nell’immagine. Si aprirà una piccola finestra contenente del codice in Flash. So che tale tecnologia è considerata pericolosa perché può ospitare codice malevolo, perciò… apritela a vostro rischio e pericolo, ecco.

I comandi per navigare tra le pagine

La finestra offre un comodo e intuitivo navigatore. Se non lo trovaste così intuitivo, sappiate che esso presenta i seguenti comandi: (1) regolazione del volume, (2) navigazione pagine, (3) scelta di una pagina specifica, (4) interruttore dell’avanzamento automatico (impostato di default su OFF), (5) interruttore per nascondere il navigatore (basta muovere di nuovo il mouse per farlo ricomparire). Il libro si può anche sfogliare semplicemente cliccando sulle sue pagine.

Per andare incontro a chi non conosce la lingua giapponese, ho provato a tradurre il testo del racconto. Ho aggiunto delle note in corsivo.

La sconfitta di Ura 温羅 per mano di Kibitsuhiko キビツヒコ.

Tanto tempo fa, nella provincia di Kibi 吉備, il villaggio di Aso 阿曽 sorgeva vicinissimo al mare. Accarezzato dai venti provenienti dal mare interno di Seto 瀬戸, la sua gente prosperava felice e in pace.

Un giorno arrivò un essere spaventoso chiamato Ura, principe del paese di Kudara 百済 (uno dei tre antichi regni in cui era divisa la Corea). Un selvaggio bellicoso dal pelo irto e arruffato, i suoi occhi brillavano come quelli della tigre e del lupo e la sua stazza arrivava a 4 metri di altezza. Costruì la sua fortezza sul monte Nii 新山, a ovest del fiume Ashimori 足守川, rintanandosi nella grotta che si trova nei paraggi.

Quando un’imbarcazione si trovava nei pressi della sua base, attaccarla e depredarla del suo carico erano per lui un gioco da ragazzi.

E quando vedeva donne, bambini e altre persone deboli, li rapiva in massa per rinchiuderle nella sua fortezza.

Gettava in un pentolone (kama 釜) bollente chiunque si opponesse a lui, per poi disporne a suo piacimento.

La gente del villaggio implorò la corte imperiale di allora dicendo: “Aiutateci, per favore!” Fu così che arrivò Kibitsuhiko.

“Ascoltatemi, non c’è niente di cui preoccuparsi.” Detto ciò, Kibitsuhiko si accampò sul monte Naka 中山 della provincia di Kibi. Poi creò una barriera di pietre rivolta verso ovest.

Lì si appostò in attesa di Ura, finché la battaglia ebbe finalmente inizio. Posò le sue frecce su una roccia, si concentrò e scoccò il suo colpo. BYUUU! Anche Ura scoccò una freccia. HYOOO!

BATCHIN! Le frecce di entrambi si scontrarono in volo con violenza, creando come dei fuochi d’artificio.

Le frecce cadevano tra gli accampamenti dei due contendenti senza riuscire a raggiungere il proprio obiettivo.

La battaglia sembrava destinata ad uno stallo permanente. “Ma certo!” Kibitsuhiko ebbe un’idea, quella di scoccare due frecce contemporaneamente. BYU, BYUUU! Ignorando il piano del nemico, Ura scoccò una sola freccia come al solito. HYOOO!

BATCHIN! Come era accaduto fino a quel momento, le frecce dei due avversarsi si scontrarono e caddero a terra. Ma la seconda freccia scoccata da Kibitsuhiko centrò in pieno l’occhio di Ura. Dall’occhio di Ura iniziò a scorrere copiosamente il sangue, formando come un fiume che macchiò di rosso la spiaggia sottostante.

“Non ho speranze di vincere.” Ura prese le sembianze di un fagiano e scappò. “Fermati!” Kibitsuhiko, vista la situazione, si trasformò in un falco.

“Accidenti!” Temendo di essere raggiunto, Ura si trasformò allora in una carpa e si tuffò nel fiume Chisui 血吸川.

SPLASH! Senza pensarci due volte, Kibitsuhiko prese le sembianze di un cormorano e si gettò nel fiume lanciandosi all’inseguimento.

“È la fine per me!” Nonostante i suoi tentativi di fuga, Ura venne infine raggiunto da Kibitsuhiko e si arrese. “Preparati a morire!” Kibitsuhiko afferrò col becco Ura, stringendo la presa fino ad ucciderlo.

La testa di Ura venne infilata su un palo ed esposta. UUOON… UUOON… Quale oscuro prodigio! Per anni ed anni la testa del mostro continuò ad emettere dei gemiti misteriosi, cosa che fece preoccupare le popolazioni circostanti. Kibitsuhiko ordinò ad Inukai Takeru イヌカイタケル, suo servitore, di dare la testa in pasto ai cani, ma nonostante ciò, il gemito lamentoso non si fermò.

Kibitsuhiko seppellì allora la testa di Ura sotto l’Okama-den お釜殿 (“padiglione del calderone”) del Kibitsu-jinja, ma anche così facendo i lamenti continuarono a sentirsi per altri trent’anni.

Una notte, Ura comparve in sogno a Kibitsuhiko e disse: “Lascia che mia moglie, la principessa Aso 阿曽媛, accenda la fiamma dell’Okama-den. Se la pentola dovesse gorgogliare allegramente, sarà portatrice di fortuna; se invece risuonasse violentemente, sarà portatrice di sventura.

Da allora, si dice che ogni anno nell’Okama-den venga pronosticato se sarà un anno buono o sfortunato.

Kibitsuhiko costruì un santuario dal tetto di paglia ai piedi del monte Naka della provincia di Kibi, e lì visse per ben 281 anni. La terra nelle vicinanze diventò nota come Capo Ushitora 良御崎, dove ancora oggi è seppellito il corpo di Ura.

Così, il villaggio di Aso fu di nuovo in pace, e i suoi abitanti tornarono a vivere felici come prima. Oggi, ai piedi del Monte Naka di Kibi sorge il Santuario Kibitsu, dove Kibitsuhiko è venerato.

Se avete sfogliato il libro fino alla fine, vi sarete accorti che il racconto finisce qui, e le ultime pagine sono informazioni sul santuario stesso. I caratteri sono troppo piccoli e non ho voglia di perdere ulteriori gradi alla vista, per cui direi che basta così.

Questo racconto, per quanto semplice e ingenuo, offre parecchi spunti di riflessione. Ad esempio, è solo un caso che il villaggio teatro della vicenda si chiami Aso, esattamente come il nome della principessa moglie di Ura? Il santuario di Kibitsu esisteva da prima degli eventi narrati (magari con un altro nome e dedicato ad un’altra divinità?) o è stato costruito proprio in occasione di questi eventi? Ura è un personaggio realmente esistito (in tal caso, la descrizione sarebbe certamente esagerata) o una metafora indicante un’invasione da parte di un gruppo di coreani? Il villaggio di Aso, a giudicare dai disegni e dalle parole utilizzate, sorgeva davvero molto vicino al mare, ma guardando dove si trova il Kibitsu-jinja oggi, il mare sembra molto lontano: la leggenda risale forse ad un periodo in cui il livello del mare era più alto?

E voi, avete mai visitato siti simili?

Siti consultati: http://kibitujinja.com/, http://japantrip.tripod.com/, oltre ovviamente alla wikipedia.

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