Console Wars

Black J. Harris
Console Wars
Multiplayer.it Edizioni

Ho scoperto che di recente è uscito in Italia un libro chiamato Console Wars, scritto da tale Blake J. Harris e pubblicato da Multiplayer.it Edizioni (lodevole il loro impegno nel portare roba altrimenti irreperibile nella nostra lingua). Grazie ad un link presente nella news di AnimeClick sul libro in questione, è possibile leggerne ben 71 pagine (su 560), permettendo così al potenziale acquirente di farsi un’idea ben precisa di cosa può aspettarsi dalla fatica di Harris. Ad essere pignoli, si potrebbe far notare che, di quelle 71 pagine, le prime 7 sono abbastanza inutili, comprendendo copertina, indice e presentazioni varie. Ma restano comunque altre 64 pagine da spulciare… mica male!

Purtroppo, però, l’anteprima mi ha parecchio deluso. Tutto ciò che segue sono considerazioni personali basate sulle 64 pagine messe a disposizione gratuitamente, sulla base delle quali ho deciso che no, non comprerò Console Wars, nonostante io fossi molto interessato ad approfondire la storia dei videogiochi dell’era 16-bit, che ho vissuto, da giocatore e lettore di riviste come Game Power, Console Mania e altre.

La copertina del primo numero di Game Power, una delle migliori riviste di videogiochi dell'epoca. Direi che il dominio della Nintendo è abbastanza evidente.

La copertina del primo numero di Game Power, tra le migliori riviste di videogiochi dell’epoca. Cliccando sull’immagine è possibile leggere l’intera rivista, gentilmente scannerizzata da old-computer-mags.

Il problema fondamentale è che il libro sembra concentrarsi troppo sul versante imprenditoriale e manageriale dello scontro tra Sega e Nintendo. Già in partenza, l’opera nasce con un limite non da poco, ovvero quello di analizzare quasi esclusivamente la console war 16-bittiana in territorio americano. Ecco così che l’intero prologo e buona parte del primo capitolo sono dedicati a Tom Kalinske, di cui veniamo a conoscere quasi l’intero curriculum vitae, come ha incontrato la moglie e come abbia reso Barbie la bambola per eccellenza. Per fortuna, tutti questi dettagli vengono scanditi all’interno di una narrazione piuttosto coinvolgente, anche se non sapremo mai quanto modificata e “romanzata”.

Tom Kalinske si fa un selfie in compagnia di Sonic. Mi chiedo chi tra i due abbia maggiormente contribuito al grande successo del Mega Drive… Harris, invece, non ha dubbi.

Tom Kalinske, Presidente di Sega of America dal 1990 al 1996, è un po’ il protagonista non solo di queste (relativamente) poche prime pagine, ma dell’intero libro. Fortunatamente, questo non sembra sbilanciare l’opera verso il punto di vista di una sola delle parti in causa (la Sega), perché l’autore fa del suo meglio per dare altrettanto spazio alla Nintendo. È quindi evidente come la scelta di Harris sia determinata dalla volontà di usare le testimonianze di un uomo chiave della vicenda come filo conduttore per raccontare un periodo così ricco di eventi. Come dicevo più sopra, il problema è un altro e può essere riassunto così: su 64 pagine dell’anteprima del libro, a Tom Kalinske viene dedicato un intero capitolo (più dell’altra robetta), mentre a persone come Miyamoto Shigeru viene riservata a stento una pagina e mezza.

Miyamoto - primo piano

– Una pagina e mezza…?!

Sembra quasi che la sfida tra il Super Nintendo/Super Famicom e il Mega Drive/Genesis (a cui va aggiunta quella parallela tra Game Boy e Game Gear) sia stata combattuta fondamentalmente da colletti bianchi intenti a fare analisi di mercato e studiare strategie di marketing! Cosa ne è della genialità dei game designer, dell’abilità dei programmatori, della fantasia dei level designer, della poesia dei compositori…? Cosa ne é della creatività di Miyamoto Shigeru e Naka Yūji? Ridotti a mere pedine di un gioco più grande, di cui non erano consapevoli? Semplici dipendenti abilmente guidati da manager astuti e visionari, talmente capaci da far quadrare i bilanci di una società grazie a mosse azzeccate e al bel gioco di squadra con i reparti marketing e distribuzione?

SNES vs Genesis

Fight!

Leggiamo un estratto di ciò che scrive Harris riguardo all’ascesa di Nintendo nell’era 8-bit.

Benché Arakawa, Lincoln e Main fossero in cima alla piramide (di NOA, Nintendo of America; ndr), l’imprevedibile successo di Nintendo era merito di uno sforzo congiunto.

Bene! Ora inizierà a parlare di quegli strani omini dagli occhi a mandorla che stanno sviluppando alcuni tra i più bei giochi di tutti i tempi dall’altra parte dell’oceano, giusto? Era ora.

… Macché.

C’era anche John Sakaley, il folle e selvaggio rinnegato che si era conquistato ogni mensola nei negozi come se la sua vita dipendesse da quello.

Apperò.

[…] Poi c’era anche Don Coyner, l’uomo dietro agli spensierati spot televisivi pieni di spezzoni di videogiochi di Nintendo.

Perbacco, ci sono spezzoni di videogiochi negli spot di Nintendo? Però potevano essere anche dei cocomeri, perché tanto, grazie a Don Coyner, qualsiasi cosa fosse stata pubblicizzata sarebbe stata un successo, immagino…

[…] C’era anche Lance Barr, il quale aveva disegnato l’aspetto iconico del NES e il suo comodissimo controller, e Don James, il guru dello sviluppo progetti che aveva aiutato Barr a progettarlo.

Questo è effettivamente interessante. Ero sempre stato convinto che i controller della Nintendo fossero stati progettati insieme a chi i videogiochi li creava (ricordate gli strani omini con gli occhi a mandorla dall’altra parte dell’oceano…?). Purtroppo Harris non approfondisce, e il dubbio rimane.

[…] Erano centinaia gli impiegati di NOA che avevano contribuito a definire e rifinire l’esperienza Nintendo con i loro sforzi invisibili. Insieme, avevano rianimato un’intera industria.

Eh, già! Gli impiegati di NOA hanno rianimato l’industria dei videogiochi, mica quelli che hanno creato Mario, Zelda e Metroid! Il problema è che si trattava di sforzi invisibili, e noi non ce ne eravamo accorti. Non meritando più di restare nell’ombra, ci pensa Harris a rendere loro giustizia, spostando nell’invisibilità personaggi trascurabili come Miyamoto o Yokoi Gunpei…

E lui, allora? Avrà fatto anche lui la sua parte, perché non menzionarlo?

Ovviamente non intendo sostenere che gli impiegati di NOA non abbiano contribuito in qualche modo al successo di Nintendo, ma sarebbe stato più giusto dare maggiore spazio a quelli che hanno creato, concettualmente e materialmente, i videogiochi che (quelli sì!) hanno rianimato un’intera industria, riconquistando l’interesse del pubblico grazie a nuove idee di gameplay.

The Legend of Zelda, uscito nel 1986 per NES. Il primo gioco a offrire i salvataggi su cartuccia, rivoluzionò sotto tanti aspetti il mondo degli RPG.

Magari nel resto del libro questi aspetti vengono affrontati, ma… non lo saprò mai. A giudicare da quest’anteprima, l’autore mantiene la stessa impostazione per tutta l’opera, ragion per cui non la comprerò. Non che la consideri una lettura totalmente noiosa, anzi. È certamente interessante approfondire anche la storia di persone come Kalinske, Peter Main, Arakawa Minoru ed altri, ma non è ciò che mi aspetto da un libro chiamato Console Wars, e soprattutto non mi piace l’eccessivo peso dato ai manager e la scarsa importanza attribuita ai creativi (e i loro progetti).

Forse sarebbe stato più corretto chiamarlo Multinational Videogame Companies Officers Wars…?

Note a margine: essendo il sottoscritto un aspirante traduttore, non ho potuto fare a meno di analizzare anche la qualità della traduzione italiana, che ritengo molto buona. Immagini tratte da: multiplayer.com, www.old-computer-mags.net, vigamusmagazine.com.

Voto personale: scaffale

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