47 Ronin

Titolo: 47 Ronin
Regia: Carl Erik Rinsch
Anno: 2013

Il poster non è molto azzeccato e sembra focalizzarsi sugli elementi originali della storia; la piccola figura di spalle immagino sia Sanada Hiroyuki, che interpreta Ōishi Kuranosuke, il co-protagonista del film (se non il vero protagonista).

Keanu Reeves ha raggiunto il suo momento di massima popolarità grazie a Matrix e i suoi due seguiti. Per qualche motivo, però, la magia si è spezzata dopo la famosa trilogia, e in seguito la sua presenza nel cast di un film non ha affatto assicurato il successo della pellicola… anzi, è quasi diventato un portasfiga. Non a caso, sfiga sembra abbia portato al film qui trattato, 47 Ronin, che non ha avuto il successo sperato e si è trasformato in un flop commerciale. La domanda che mi sono posto guardando il film è stata: è stato un flop meritato?

intro ukiyoe

Suggestiva e ben fatta l’introduzione, che riesce a immergere fin da subito lo spettatore nell’immaginario un po’ storico-realistico un po’ fantasy del film.

47 Ronin si ispira ad un evento realmente accaduto. Nel 1701, il nobile Asano Naganori 浅野 長矩, sentitosi offeso dai comportamenti di un altro nobile, Kira Yoshinaka 吉良 義央, tentò di ucciderlo con una katana. Purtroppo, lo fece nel palazzo dello shōgun, dove era proibito anche solo sguainarla, la katana, per evitare che qualcuno approfittasse di un momento di distrazione delle guardie e uccidesse lo shōgun. Per questo, anche se Asano non riuscì nel suo intento omicida, fu ugualmente condannato al seppuku 切腹 (il suicidio rituale che salva l’onore del samurai e della sua famiglia). I samurai al suo servizio divennero rōnin 浪人 (samurai senza padrone) e, guidati da Ōishi Kuranosuke 大石 内蔵助, giurarono che avrebbero un giorno vendicato il loro signore. Poiché ciò era prevedibile, per evitare ulteriori incidenti, venne loro espressamente proibito di portare a termine la loro vendetta. I rōnin finsero di adeguarsi alle disposizioni shogunali, mentre in realtà meditavano un complicato piano che sarebbero riusciti ad attuare solo 1 anno più tardi dalla morte del loro padrone. A vendetta ultimata, i 47 rōnin che avevano partecipato all’assalto alla villa di Kira Yoshinaka si suicidarono tutti insieme al tempio Sengaku-ji 泉岳寺, ed entrarono nella leggenda.

I 47 rōnin si incontrano di nascosto in un bosco per non farsi scoprire. Il loro piano di vendetta, infatti, deve rimanere segreto per poter avere successo,  senza contare che è illegale...

I 47 rōnin si incontrano di nascosto in un bosco per non farsi scoprire. Il loro piano di vendetta, infatti, deve rimanere segreto per poter avere successo, senza contare che è illegale…

Questa storia (spesso chiamata Chūshingura 忠臣蔵) ha colpito molto la sensibilità dei giapponesi, ed è stata riproposta in qualsiasi forma, dal teatro al cinema. 47 Ronin è solo l’ennesimo film ispirato a questi eventi, ma probabilmente il primo concepito in Occidente invece che in Giappone. La storia è stata pesantemente riscritta per accogliere un nuovo personaggio, quello interpretato da Keanu Reeves, e tanti elementi fantasy, sempre comunque appartenenti all’immaginario giapponese. Il lavoro svolto in fase di “missaggio” di elementi storico-realistici e fantasy-immaginari è, secondo me, molto buono, perchè pur sempre coerente con le leggende giapponesi: abbiamo, ad esempio, i tengu 天狗, esseri metà umani metà uccello dotati di grandi capacità combattive; il kirin 麒麟, una creatura mitologica paragonabile alla nostra chimera; la kitsune , la volpe in grado di prendere sembianze femminili per ingannare gli esseri umani (anche se, nel caso del film, è più corretto parlare di strega mutaforma); e così via.

Questo credo sia il castello di Kira Yoshinaka. Anche se forse un po' scontato nel design, fa la sua porca figura, specie in questa immagine in cui è immerso nella nebbia, tra montagne e colline.

Questo credo sia il castello di Kira Yoshinaka. Anche se forse un po’ scontato nel design, fa la sua porca figura, specie in questa immagine in cui è immerso nella nebbia, tra montagne e colline.

Il film mostra chiaramente un grande (e vero) apprezzamento della cultura giapponese, anche se “costretto” dal suo stesso concept a rimaneggiare in maniera pesante una storia considerata quasi sacra dai giapponesi. L’impegno e lo sforzo produttivo sono evidenti nella sontuosa scenografia, accompagnata da costumi elaborati che ricordano vagamente quelli di GOEMON, altro film action-fantasy ambientato nell’epoca del Giappone feudale. Sorprendente anche il cast, che annovera attori molto apprezzati in Giappone come Asano Tadanobu 佐藤 忠信 e Hiroyuki Sanada 真田 広之.

Altro bel paesaggio giapponese, stavolta più rilassante e idilliaco. Credo che un ponte di legno così lunto e stretto non sia realisticamente fattibile... ma anche chissenefrega.

Altro bel paesaggio giapponese, stavolta più rilassante e idilliaco. Credo che un ponte di legno così lungo e stretto non sia realisticamente fattibile… ma anche chissenefrega.

Purtroppo, il film non riesce a centrare pienamente il suo obiettivo. Sembra quasi che, pur avendo investito e creduto molto in questo progetto, chi vi ha lavorato non ci abbia creduto comunque abbastanza, oppure, forse, l’obiettivo era semplicemente troppo ambizioso e al di là delle proprie capacità. In genere, laddove il film si riprende è quando torna sui binari della vera storia dei 47 rōnin, mentre tra i bassi rientrano molte delle scene “aggiunte”, ovvero quelle dove compare Keanu Reeves. Quest’ultimo, in effetti, non sembra particolarmente azzeccato, se non per il fatto di avere tratti somatici vagamente orientaleggianti.

tengu lair

Altro elemento fantasy ispirato alle leggende giapponesi è quello legato ai tengu. Essi sono in genere descritti come esseri metà uomini metà uccello, indossano i tipici abiti dei monaci buddisti e sono dotati di grande abilità nel combattimento.

Il film si potrebbe quindi spiegare in questi termini: è la storia dei 47 rōnin intersecata a quella di un action hollywoodiano classico, con l’eroe di poche parole ma di molta azione, che deve salvare la bella di turno. La cosa positiva è che la storia dei 47 rōnin è, almeno per noi occidentali, abbastanza originale, e porta quindi con sè sia una ventata di novità, sia quel sapore di antico e di solenne che solo le migliori storie del passato sanno regalare. L’altra storia, quella del meticcio Kai 魁, presenta un canovaccio abusato e stantio, ma inserito nell’ambientazione esotica riesce a profumare almeno un po’ di nuovo, specie per chi è attratto dall’elegante estetica giapponese.

dutch island

Nel film si fa riferimento ad un'”isola olandese”. Anche se non ne viene detto il nome, si tratta chiaramente di Deshima 出島, un piccolo isolotto artificiale vicino Nagasaki costruito appositamente nel 1634 per ospitare gli stranieri in rapporti commerciali con il Giappone.

A questo punto mi tocca cercare di dare una risposta alla domanda iniziale: il flop commerciale del film è meritato? La risposta è, purtroppo, sì. Forse non meritava un tale tonfo (potrebbe riprendersi col passare degli anni?), ma il problema è essenziamente nel grande investimento necessario per mettere in piedi un film del genere, che, non accompagnato dal giusto talento, non è riuscito a centrare l’obiettivo. Detto questo, il film non è affatto brutto. Diciamo che bisogna essere disposti a sopportare il fatto che fa spesso leva su cliché vecchissimi e la realizzazione tecnica mostra qualche incompetenza di troppo, ma il film si salva ugualmente e penso che in fondo meriti uno sguardo. Basta essere consapevoli di ciò che il film vuole offrire, e questo certamente non è la vera storia dei 47 rōnin.

Voto personale: 6 su 10.

Alcune immagini tratte da: www.celluloidportraits.com.

– Gallery : Personaggi principali –

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