BEGIN Japanology: (001) Bentô

NOTA: Questo post NON contiene link a torrent per scaricare l’episodio.

Il programma inizia con il conduttore e ideatore Peter Barakan (una sorta di Piero Angela monotematico: parla soltanto di cose giapponesi) che passeggia in un grande magazzino, per la precisione in un reparto dedicato interamente al bentō 弁当. Questo può essere definito come un pasto completo disposto in un contenitore generalmente suddiviso in vari scompartimenti per tenere separate le varie pietanze. Al giorno d’oggi vengono usati soprattutto dai bambini durante la pausa pranzo a scuola, o dagli impiegati.

BEGIN Japanology: (001) Bento: Box Full of Ingenuity

Diversi bentō esposti, mentre a video compare il titolo della puntata, “Bentō: un contenitore pieno di ingegno“.

Un filmato passa in rassegna la storia del bentō. Il video parte da lontano, citando l’antesignano del bentō, il kare-ii 乾飯, che si fa risalire ad un periodo compresto tra il VI e l’VIII secolo: si trattava di semplice riso essiccato, che i nobili portavano con sé durante le loro gite fuori porta, da bagnare in acqua calda o fredda prima di mangiare. Il kare-ii fu sostituito, in epoche successive, dal nigiri-meshi 握り飯, cioé da polpette di riso molto simili agli attuali onigiri, usati soprattutto dai soldati. Non a caso, consultando la wikipedia, pare che si possa parlare di bentō soltanto a partire dal periodo Kamakura (1185-1333), quando inizia la cosiddetta “era dei samurai”.

BEGIN Japanology: (001) Bento: makunouchi-bento

Particolare di un dipinto raffigurante l’interno di un teatro kabuki, con alcuni addetti alla vendita del bentō.

Com’era prevedibile, col passare del tempo i bentō diventano sempre più popolari: l’epoca Edo (1600-1868) è famosa per i numerosi viaggi, pellegrinaggi, sankinkōtai o semplici scampagnate che i giapponesi hanno compiuto in questo periodo, e il bentō diventa praticamente indispensabile in tali occasioni per la sua portabilità. Anche la popolarità del teatro kabuki porta ad una maggiore diffusione del bentō, che veniva venduto e mangiato durante le pause tra un atto ed un altro (per questo si parla di makunouchi-bentō 幕の内弁当, “il bentō tra gli atti”).

BEGIN Japanology: (001) Bento: cinque colori

Nella cucina giapponese, spesso i cibi rispondono a precise combinazioni di colori e sapori. I colori sono: rosso, giallo, verde, bianco e nero. Il video parla di influenza della cultura cinese, e anche se non viene specificato, probabilmente si tratta di qualcosa riconducibile alla teoria dei 5 elementi.

Terminata la parentesi storica, vediamo Peter che passeggia in quello che sembra un parco o il giardino di un tempio. Peter è molto orgoglioso del suo bentō avvolto in un elegante furoshiki 風呂敷 (un tovagliolo di stoffa decorata), ma prima di aprirlo manda un altro filmato, incentrato sugli ekiben 駅弁: letterlamente “bentō della stazione”, sono i bentō venduti nelle stazioni ferroviarie per fornire ai viaggiatori un pasto da consumare in treno.

BEGIN Japanology: (001) Bento: ekiben a forma di shinkansen

Il filmato mostra vari tipi di ekiben particolarmente popolari: quello nell’immagine, ad esempio, piace molto ai bambini per la sua forma a “muso” di shinkansen.

Alcuni (ma soprattutto alcune) giapponesi hanno fatto del bentō qualcosa di simile ad un’arte, proponendo gallerie fotografiche delle proprie creazioni, con tanto di sito internet per poterne leggere le ricette. Sul sito Sakura Magazine è presente un breve estratto (sottotitolato in italiano) di questa puntata di BEGIN Japanology che tratta proprio di una di queste “artiste”, Miyazawa Mari 宮澤 真理. Una rapida ricerca mi ha permesso di scovare il suo blog, e di scoprire che la Miyazawa si è aggiornata aprendo anche una pagina facebook.

BEGIN Japanology: (001) Bento: le creazioni di Miyazawa Mari

Una galleria fotografica che ritrae alcune delle migliori preparazioni di Miyazawa Mari.

A questo punto Peter apre finalmente il suo furoshiki, scoprendo un bentō formato da due contenitori di legno sovrapposti, dalla forma leggermente ovale, piuttosto comune in Giappone. All’interno trovano posto dei cibi tipici della primavera, la stagione in cui è stato girato il documentario. Inizia un’altro filmato, stavolta incentrato sulla realizzazione dei contenitori in legno. Questi sono realizzati generalmente con legno di cedro o cipresso, con una stringa ricavata dalla corteccia dell’albero di ciliegio a tenerli uniti, ed hanno un nome specifico: wappa わっぱ, detti anche menpa.

BEGIN Japanology: (001) Bento: laboratorio per la creazione di wappa

I wappa sono contenitori per il bentō. Per tenere unita la caratteristica striscia di legno a forma “ovaleggiante”, si usa una sottile stringa ricavata dalla corteccia dei sakura, gli alberi di ciliegio.

Segue un’intervista ad Araki Shigeo 荒木 稔雄, uno chef giapponese che ha ereditato dalla famiglia la gestione di un rinomato ristorante nel quartiere Fushimi, a Kyōto. In questo ristorante la tradizione del bentō viene combinata a quella della più recente cucina kaiseki, una sorta di alta cucina giapponese, costituita da una serie di pietanze prelibate disposte con cura in ciotole, che vanno servite una dopo l’altra. La famiglia del signor Arai ha avuto la brillante (?) idea di servire questi piatti tutti insieme, invece che uno alla volta: in questo modo i vari cibi sono disposti davanti al cliente ciascuno nella propria ciotola come nei bentō i cibi sono divisi tra loro negli scompartimenti.

BEGIN Japanology: (001) Bento: cestino a forma di fiore di ume

Il cestino a forma di fiore di ume, l’albicocco giapponese, con sei ciotole al suo interno, che viene servito nel ristorante del signor Araki. Il signor Araki lo chiama bentō, anche se Peter fa notare che nessuno in Giappone pensa ad una cosa del genere quando parla di bentō.

La puntata termina con Peter che banchetta da solo con il suo kaiseki-bentō in una tipica stanza giapponese, con tanto di tokonoma, rotolo verticale e ikebana, alla faccia dei telespettatori.

 

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